la mia storia
• Nome: Piernicola
• Cognome: Silvis
• Città di nascita: Foggia (Puglia)
• Data di nascita: 4 luglio 1954
• Studi: maturità scientifica, laurea in giurisprudenza
• Professione: dirigente della Polizia di Stato
• Hobby: scrivere, leggere, andare al cinema, suonare il piano, ascoltare musica
NOTE BIOGRAFICHE
Mio padre era avvocato, mentre mia madre provvedeva alla cura della casa.
Subito dopo la maturità scientifica mi iscrivo alla facoltà di giurisprudenza e dopo la
laurea faccio il concorso per commissario di polizia, che supero. Mio padre
voleva farmi entrare nel suo studio legale, ma c'erano troppi compromessi
con la coscienza da accettare, non era per me. La mia prima sede è la
questura di Vicenza, dove prendo servizio nell'aprile dell'82, poi a luglio
mi sposo. A Vicenza divento capo della squadra mobile della questura. E' un periodo difficile: il nord-est è la nuova locomotiva dell’economia
italiana, ma è anche la terra in cui c’è una fatale commistione di
benessere sfrenato e malessere sociale. Bande di criminali mettono a
ferro e a fuoco il Veneto, centinaia di rapine a mano armata a banche e
uffici postali, conflitti a fuoco fra rapinati e banditi, categorie
produttive disposte a tutto pur di difendere aziende spesso create
col sudore della fronte.
E cadaveri. Morti in sparatorie, morti ammazzati a freddo per sgarri
fatti ai boss della mala. Colleghi poliziotti uccisi: Alessandro Fui,
nell’86, e Loris Giazzon nel ’93. Entrambi capipattuglia di
volanti che, armi in pugno, avevano affrontato rapinatori armati di
mitra e fatti di cocaina. Due amici in
meno. Poi, sette sequestri di persona opera della ‘ndrangheta ed estenuanti
indagini per venirne a capo. E viaggi all’estero per seguire le tracce dei
sequestratori.
Nell’89 nasce Jacopo e nel ’92, insieme ai colleghi del
Servizio Centrale Operativo della Polizia, catturiamo uno dei componenti della
cupola di Cosa Nostra, quella che poche settimane prima aveva deciso e attuato
gli omicidi di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e delle loro scorte. Nel
’93 lascio la
direzione della mobile di Vicenza e vado a dirigere il commissariato di
pubblica sicurezza di Vasto, fra Pescara e Foggia, poi una breve
parentesi alla questura di Verona.
Nel '95 nasce Lucrezia.
E' in questo periodo che inizio a scrivere quello che poi
sarebbe diventato "Un assassino qualunque". Inizio, certo, nonostante il
lavoro mi sottragga quasi tutto il tempo materiale: ma dopo
centocinquanta pagine
abbandono l’impresa.
La storia è ambientata negli Stati Uniti d’America, ed è troppo oneroso
lavorare e scrivere contemporaneamente. Non tutti lo sanno, ma
costruire un romanzo è un’impresa difficile.
Nel 2002 vengo promosso primo dirigente. Durante il corso dirigenziale
all'Istituto Superiore di Polizia, confido a una collega, Marilina, esperta
di noir, di aver scritto un romanzo ma di essermi fermato a metà. Lei pretende di
leggerlo e, il giorno dopo averlo fatto, mi dice:
“Ma sei pazzo? Devi finirlo, non puoi lasciarlo così a metà. Non è male.”
La carriera va avanti, ma nonostante il peso dei vari incarichi,
riprendo a lavorare al libro e dietro consiglio di un amico decido di
rinunciare all’ambientazione americana per collocarlo nell'opulenta
provincia del nord-est italiano, che conosco bene.
Il resto è storia di oggi, non ancora opacizzata dal velo bianco che
solitamente avvolge le memorie del nostro passato