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Biografia
Foggiano, nato il 4 luglio del '54, padre avvocato e madre casalinga.
Dopo la maturità scientifica si iscrive alla facoltà di giurisprudenza. Dopo la laurea tenta il concorso per commissario di
polizia. Superato con successo il concorso, nell’81 frequenta un corso di sei
mesi presso l’Istituto Superiore di Polizia di Roma, al termine del quale viene
assegnato alla questura di Vicenza. Qui si sposa con Caterina e riveste gli
incarichi di vice capo della squadra mobile fino all’85, anno in cui assume la
direzione dell’ufficio. Un periodo difficile: il nord-est è la nuova locomotiva
dell’economia italiana, ma è anche la terra in cui c’è una fatale commistione di
benessere sfrenato e malessere sociale. Bande di criminali mettono a ferro e a
fuoco il Veneto. Centinaia di rapine a mano armata a banche e uffici postali,
conflitti a fuoco fra rapinati e banditi, categorie produttive disposte a tutto
pur di difendere aziende spesso create rischiando col sudore della fronte. E
cadaveri. Morti in sparatorie, morti ammazzati a freddo per sgarri fatti ai boss
della mala. Colleghi poliziotti uccisi: Alessandro Fui, nell’86, e Loris Giazzon
nel ’93. Entrambi coraggiosi capipattuglia di volanti, che, armi in pugno,
avevano affrontato rapinatori armati di mitra e pieni di cocaina. E che avevano
avuto la peggio. Due rapine, una a un orafo e una in banca, due sparatorie. Due
amici in meno. Sette sequestri di persona operati dalla ‘ndrangheta, ed
estenuanti indagini per venirne a capo. Viaggi all’estero. Nell’89 nasce Jacopo,
e nel ’92 la cattura, insieme ai colleghi del Servizio Centrale Operativo della
Polizia, di uno dei componenti della cupola di Cosa Nostra. Quella che pochi
mesi prima aveva deciso e attuato gli omicidi di Giovanni Falcone, Paolo
Borsellino e delle loro scorte. Nel ’93, subito dopo questo successo dello
stato, Silvis lascia la direzione della mobile di Vicenza. Va a dirigere il
commissariato di pubblica sicurezza di Vasto, fra Pescara e Foggia, poi una
breve parentesi alla questura di Verona. Dal '95 in poi è storia d'oggi. Ed è in questo periodo
che Silvis inizia a scrivere quello che poi sarebbe diventato Un assassino
qualunque. Inizia, nonostante il lavoro gli sottragga quasi tutto il tempo
materiale: ma dopo centocinquanta pagine abbandona l’impresa. La storia è
ambientata negli Stati Uniti d’America, ed è troppo oneroso lavorare e scrivere
contemporaneamente. Non tutti lo sanno, ma costruire un romanzo è un’impresa
difficile. Nel 2002 il Dipartimento della Pubblica Sicurezza lo promuove alla
qualifica di primo dirigente. Frequenta il corso dirigenziale presso lo stesso
Istituto Superiore di Polizia dove aveva mosso i primi passi come commissario,
ed è lì che Marilina, una collega, esperta di noir, viene a sapere che
Silvis ha scritto un romanzo a metà. Pretende di leggerlo e, il giorno dopo
averlo letto, lo riprende affettuosamente: “Devi finirlo, non puoi lasciarlo
così a metà. Non è male.” La carriera va avanti, ma nonostante il peso dei
vari incarichi, riprende a lavorare al libro e dietro consiglio di un amico
decide di rinunciare all’ambientazione americana per collocarlo nella opulenta
provincia del nord-est italiano, che così bene ha conosciuto negli anni della
mobile vicentina. Completato il romanzo d'esordio, inizia a far circolare il manoscritto nelle redazioni delle
case editrici. E la Fazi Editore decide di pubblicarlo.
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