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Consigli... a chi vuole scrivere  

Stephen King, in 'On writing', un libro che suggerisco a tutti coloro che vogliono scrivere romanzi e racconti, e non solo noir o dell'horror, dà un solo consiglio: leggi molto. "Se non hai tempo per leggere", dice King, "ne avrai ancor meno per scrivere". E leggere un buon libro significa avere un modello da imitare, mentre leggerne uno brutto significa avere un modello da evitare.

I consigli che trovi qua sotto non sono frutto di lezioni o corsi, ma di sbagli clamorosi fatti da me. E che, per non sbatterci più la testa, un giorno decisi di sintetizzare in forma di appunto

 

1.     Narrare significa trasmettere le proprie emozioni. Lo si fa attraverso la trama e attraverso la forma 

2.     un modo per trasmettere le emozioni è un uso adeguato della punteggiatura. Occorre alternare periodi lunghi, periodi brevi e periodi secchi. Teniamo presente che la frase lunga è discorsiva e descrittiva mentre quella secca crea ansia o pathos. Poiché nella narrazione si alternano - a ritmo - momenti descrittivi a momenti emotivi, occorrerà scrivere alternando periodi lunghi a periodi brevi o brevissimi. Il tutto deve avere ritmo e fluidità, e qui entra in gioco il tocco personale. Solo l’occhio dello scrittore sensibile può determinarsi in un senso piuttosto che nell’altro. Mai scrivere solo frasi brevissime o lunghe: in entrambi i casi il lettore si stanca. Ciò che crea interesse ed emozione nel lettore è il ritmo fluido 

3.     Tuttavia occorre fare attenzione. Una trama piena di pathos andrà narrata in forma piana, semplice, mentre una trama descrittiva di situazioni ordinarie va riempita di pathos. In alcune storie l’emozione è già nella trama, in altre, che invece sono più semplici, deve essere ricreata attraverso la forma  

4.     occorre fare massima attenzione alla scelta di verbi, aggettivi e  sostantivi. Nel descrivere ciò che si narra bisogna essere estremamente precisi, il lettore se ne accorge se si è pressapochisti 

5.     leggi molto. Come dice King, chi dice di non avere tempo per leggere non può avere  nemmeno tempo per scrivere. 

6.     non leggere in modo passivo, ma analizza il testo criticamente. Un buon libro diventerà così un modello di riferimento, mentre un cattivo libro serve per capire come ‘non scrivere’ 

7.     non esprimere giudizi sui tuoi personaggi. Falli muovere e parlare in modo che sia il lettore a giudicarli per ciò che fanno e dicono. Se un tuo personaggio è un ladro non scrivere “Spesso rubava”, ma descrivi una scena in cui lui commette un furto.  

8.     Non ‘raccontare’ mai una cosa, mostrala. È il lettore che deve vederla attraverso la tua descrizione  

9.     non spiegare mai ciò che avviene: fa’ che sia il lettore a comprendere le cose. Usa pochissimo ‘perché’ e ‘cioè’.  

10. gli snodi importanti non vanno troppo spiegati, è meglio lasciarli un po’ ‘appesi’, in modo che sia il lettore a immaginarne il significato 

11. in un noir i tratti psicologici dei personaggi devono essere ridotti all’essenziale in modo da non ostacolare la velocità della trama. In una storia intimista invece possono essere un po’ dilatati, ma senza comunque esagerare 

12. le descrizioni ambientali devono essere ridotte a due, tre righe al massimo. A volte non servono: le scene ‘cieche’, quelle cioè in cui l’ambiente non viene descritto, scatenano ancora di più la fantasia del lettore. E, quindi, il suo piacere nella lettura 

13. l’idea: non c’è un metodo, un criterio, per averne una davvero buona. Talvolta succede che due o tre pensieri assolutamente indipendenti si uniscano per caso e nasca così un ottimo spunto, o basta leggere un articolo di giornale ecc. Qui non c’è metodo 

14. evita gli aggettivi qualificativi: una cosa deve essere ‘gigantesca’ non perché lo dica lo scrittore, ma perché lui la descrive di grandi dimensioni 

15. se un personaggio non ti soddisfa, vai avanti lo stesso. In corso d’opera le cose poi miglioreranno 

16. sforzati di trasmettere al lettore ciò che passa nella tua mente. Se il lettore percepisce il tuo pensiero, vuol dire che hai scritto bene 

17. quando scrivi usa la prima parola che ti viene in mente, anche se non particolarmente raffinata 

18. non usare verbi in forma passiva: non ‘fu portato via’, ma ‘lo portarono via’ 

19. non usare avverbi (-ente), tipo ‘francamente’, ma usa ‘con franchezza’. 

20. nel dialogo usa finché puoi ‘disse’. Evita eccessive peripezie verbali (non «ti amo» ansimò Mark, ma «Ti amo» disse Mark con il respiro più veloce). 

21. sporca un po’ i dialoghi con qualche ripetizione e qualche ‘Ah, oh, beh’, ma non esagerare, altrimenti il lettore percepisce un dialogo fra due stupidi, non fra persone reali. Chi legge amplifica sempre ciò che vedono gli occhi. Tu magari vuoi scrivere cose pacate, ma se usi troppi ‘ah… beh…’ o troppi punti esclamativi, il lettore percepirà un dialogo fra esaltati. Non usare mai punti esclamativi, quindi, a meno che non sia strettamente necessario. Scrivere un dialogo non è come parlare nella realtà 

22. nella prima stesura del testo cerca di essere naturale: il paragrafo deve nascere spontaneo. Le correzioni e il lavoro di lima vengono dopo, nelle revisioni successive 

23. non temere di rifarti allo stile di un maestro: con il tempo acquisterai il tuo stile personale 

24. scrivi ogni giorno, anche pochissimo. Altrimenti la storia e i personaggi si spengono. Ottimali sarebbero 10 pagine al giorno 

25. Scrivi di ciò che conosci e di quello che ti piace. Il resto lo inventi, ma documentandoti bene. 

26. il testo deve essere ‘credibile’. Ci si può inventare tutto, ma ciò che si inventa deve essere reso in modo tale da fare pensare al lettore che la cosa descritta sia possibile, nel libro. Anche se si parla dell’invasione degli alieni 

27. una trama parte da una o due idee centrali originali o comunque intelligenti. Queste devono essere unite insieme, poi però bisogna aggiungerci un prima, un dopo, un sotto, un sopra, un avanti e un dietro 

28. per portare a termine la narrazione, cioè la conduzione della storia dal punto iniziale a quello finale, ci sono tre modi:

 

·        partire dallo spunto e procedere a mano libera; la storia si costruisce da sola (metodo di S. King)

 

·        creare (e scrivere) una trama di massima

 

 

·        creare (e scrivere) una trama dettagliata (K. Follet)

 

ognuno sceglie la propria tipologia. È chiaro però che trame elaborate e intricate vanno scritte nel dettaglio, altrimenti si va facilmente nel confusione più assoluta 

29. le descrizioni devono essere equilibrate: quelle troppo vaghe non entrano nell’anima del lettore, mentre quelle troppo elaborate annoiano. Occorre in realtà fornire uno spunto, dare il “la” per consentire a chi legge di farsi un’idea di ciò che si vuole descrivere senza eccedere. Come si fa? Semplice: si cerca di attivare la parte emotiva del lettore, facendogli sentire un profumo, un dettaglio, una sensazione fisica evocativa. Questo vale sia per la descrizione delle persone sia per quella degli ambienti 

30. La narrazione deve avere una sola finalità: la trama. Non divagare, resta attaccato alla trama. Al contrario di ciò che si pensa mentre si scrive, le divagazioni su fatti e personaggi sono noiose 

31. evita le similitudini scontate, usa quelle intelligenti 

32. Evita di essere didascalico: i passaggi della trama devono essere il più possibile fatti attraverso dialoghi, monologhi, notizie tv, avvenimenti ecc… Mai attraverso descrizioni cronachistiche 

33. non sfoggiare la tua bravura e la tua cultura. Più uno scrittore riesce a non apparire, più è bravo. Privilegia la storia e non la tua presunzione di immaginare il lettore che dice: ‘che bravo, questo scrittore!’ 

34. le idee devono sedimentare. Il progetto, una volta finita la prima stesura, va abbandonato per un mese. Vedrai come lo troverai diverso e quante idee ti saranno nel frattempo venute in mente 

35. l’aiuto di lettori (in genere parenti e amici) interviene solo dopo la prima stesura: in corso d’opera sarebbe negativo, in quanto si perderebbe in istintività. La creatività sarebbe già soffocata dalla necessità di ‘piacere’ 

36. fa’ in modo che alla fine del romanzo al lettore restino delle ‘risonanze’ di ciò che ha letto. È la prova che il tuo lavoro ha colto nel segno 

37. nelle revisioni successive è sempre bene ‘tagliare’ le parti in eccesso. Snellire un romanzo dà spesso risultati notevoli.

 



 

 
 
   

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